Data center, la Lombardia apre la strada: prima Regione in Italia con una legge organica sul settore

10 Giugno 2026

La Lombardia si candida a diventare il punto di riferimento nazionale per lo sviluppo delle infrastrutture digitali. Con la nuova legge sui centri dati (Legge regionale 3 giugno 2026 – n. 11), la Regione è infatti la prima in Italia ad introdurre una disciplina organica dedicata all’insediamento, alla gestione e al monitoraggio dei data center.

Uno degli aspetti più significativi della normativa riguarda il collegamento tra lo sviluppo dei centri dati e i processi di rigenerazione urbana. La Regione individua come prioritarie le aree industriali dismesse, degradate o sottoutilizzate, promuovendo il recupero di spazi già compromessi dal punto di vista urbanistico e limitando il consumo di nuovo suolo agricolo. Si tratta di un’impostazione che mira a coniugare sviluppo digitale e sostenibilità territoriale, favorendo la trasformazione di siti produttivi abbandonati in nuovi poli tecnologici. Particolarmente significativa è la scelta del legislatore regionale di introdurre un forte disincentivo economico all’insediamento dei data center su aree agricole. La norma prevede infatti un incremento del contributo di costruzione pari al 100 per cento, che sale al 200 per cento qualora l’intervento interessi aree naturali protette disciplinate dalla legge regionale n. 86 del 1983.

LA DEFINIZIONE DI CENTRO DATI

La legge introduce inoltre una definizione di “centro dati” particolarmente ampia e tecnologicamente neutra, in grado di ricomprendere sia i grandi hyperscale data center sia infrastrutture digitali di dimensioni più contenute. Si tratta di una scelta tutt’altro che scontata, soprattutto se confrontata con il recente quadro normativo nazionale, che rinvia prevalentemente alla disciplina europea lasciando alcuni margini interpretativi. La formulazione lombarda appare invece più chiara e inclusiva, offrendo maggiore certezza agli operatori del settore.

I PROFILI AMBIENTALI ED ENERGETICI

Grande attenzione è riservata anche ai profili ambientali ed energetici, oggi centrali nel dibattito pubblico sui data center. La legge cerca di governare tali impatti attraverso una serie di priorità energetico-ambientali, tra queste figurano:

  • L’insediamento in aree industriali dismesse, degradate o sottoutilizzate,
  • l’utilizzo di energia proveniente da fonti a impatto carbonico neutrale,
  • il recupero del calore generato dagli impianti di raffreddamento,
  • l’integrazione con reti di teleriscaldamento e
  • la limitazione dell’impiego di acqua potabile.

La Lombardia introduce inoltre un sistema di incentivi destinato agli operatori che scelgono di localizzare i propri investimenti in aree dismesse o degradate. Le misure premiali comprendono, tra le altre:

  • la riduzione dei tempi autorizzativi,
  • la priorità nell’accesso ai finanziamenti regionali
  • e la diminuzione del contributo di costruzione.

La logica perseguita è quella tipica dell’urbanistica incentivante: non imporre divieti assoluti, ma orientare le scelte del mercato attraverso vantaggi economici e amministrativi.

L’ACCELERAZIONE DEI PROCEDIMENTI AUTORIZZATORI

L’articolo 4 rappresenta uno dei punti centrali della legge, poiché introduce un sistema di semplificazione e coordinamento dei procedimenti autorizzativi, attribuendo alla Regione un ruolo di primo piano nella gestione delle autorizzazioni ambientali più rilevanti.

La norma prevede infatti che, nei casi in cui per la realizzazione o l’ampliamento di un centro dati sia necessaria l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), la competenza sia attribuita direttamente alla Regione – per impianti sotto i 300 MW – nell’ambito del procedimento unico previsto dal decreto-legge n. 21 del 2026. L’obiettivo è quello di accelerare e uniformare i procedimenti amministrativi, riducendo la frammentazione delle competenze tra enti diversi.

Per garantire un adeguato livello di tutela ambientale, la Regione si avvale del supporto tecnico-scientifico dell’ARPA e istituisce uno Sportello regionale per i centri dati, incaricato di coordinare le autorizzazioni relative ai nuovi insediamenti.

Particolarmente rilevante è anche l’introduzione dell’obbligo, in capo ai proponenti, di presentare una relazione energetica contenente informazioni sulle fonti rinnovabili impiegate, sull’efficienza energetica del progetto e sulle possibilità di recupero del calore prodotto dai data center attraverso sistemi di teleriscaldamento. La disposizione evidenzia la volontà del legislatore regionale di subordinare lo sviluppo delle infrastrutture digitali a criteri di sostenibilità energetica e ambientale.

La norma prevede inoltre l’istituzione di una task force tecnica composta da Regione, ARPA, ATS, Province e Città metropolitana di Milano, con il compito di elaborare linee guida comuni volte a rendere più omogenei e rapidi i procedimenti autorizzativi. Nel complesso, l’articolo 4 conferma la scelta della Lombardia di costruire un modello di governance centralizzato e specializzato per i data center, nel tentativo di coniugare attrattività degli investimenti, semplificazione amministrativa e tutela ambientale.

UN NUOVO APPROCCIO ALL’URBANISTICA

Uno dei capitoli più innovativi della nuova normativa riguarda, tuttavia, il governo del territorio (articolo 5). La legge affronta infatti un tema che negli ultimi anni ha generato numerose discussioni tra operatori e amministrazioni locali: l’inquadramento urbanistico dei data center.

La Regione adotta un criterio di natura energetica, basato sulla potenza richiesta per la connessione alla rete elettrica, al fine di definire la destinazione urbanistica dei centri dati. In particolare:

  • le strutture con una potenza superiore a 5 MW sono qualificate come insediamenti produttivi,
  • sotto tale soglia risultano compatibili anche con destinazioni d’uso terziarie e direzionali,
  • qualora il data center sia integrato con una centrale energetica o con un impianto di teleriscaldamento, l’insediamento può inoltre essere ricondotto alla destinazione d’uso servizi tecnologici.

Per gli impianti superiori a 10 MW viene inoltre introdotto un sistema di valutazione sovracomunale, attraverso una conferenza consultiva di concertazione finalizzata a verificare gli impatti ambientali, energetici e infrastrutturali. La norma riconosce così che i grandi data center producono effetti che vanno oltre i confini amministrativi del singolo Comune, incidendo sulla rete elettrica, sulla mobilità, sul paesaggio e sui consumi territoriali.

Ancora più rilevante è la scelta di attribuire alla Regione la competenza diretta per i progetti con potenza superiore a 50 MW, nonché per quelli caratterizzati da impatti interprovinciali o, comunque, soggetti a procedimento autorizzatorio unico di competenza regionale ai sensi dell’articolo 4, comma 1, e dell’articolo 8, comma 1, del decreto-legge n. 21 del 2026, convertito dalla legge n. 49 del 2026. La disposizione introduce così un criterio dimensionale e funzionale volto a distinguere gli interventi di interesse prevalentemente locale da quelli caratterizzati da una rilevanza strategica regionale, riservando a questi ultimi un livello decisionale coerente con la portata degli effetti generati sul territorio.

IL RUOLO DEI COMUNI

Un ruolo centrale viene comunque lasciato ai Comuni, chiamati a censire entro termini precisi le aree dismesse, degradate o sottoutilizzate presenti sul proprio territorio. La Regione introduce persino un meccanismo sanzionatorio indiretto: gli enti che non provvederanno all’aggiornamento delle mappature rischieranno infatti l’esclusione dai finanziamenti regionali destinati alla rigenerazione urbana.

LA CABINA DI REGIA

La legge prevede infine l’istituzione di una cabina di regia regionale permanente con funzioni di monitoraggio e indirizzo strategico. L’organismo sarà chiamato ad analizzare gli impatti cumulativi dei data center sul territorio, monitorare i consumi energetici e idrici, valutare gli effetti sulle reti elettriche e studiare fenomeni quali l’isola di calore urbana.

LA DISCIPLINA TRANSITORIA

Particolare rilievo assume anche la disciplina transitoria, che regola il passaggio al nuovo sistema autorizzatorio regionale. Le disposizioni prevedono che le nuove procedure si applichino esclusivamente alle istanze presentate successivamente alla pubblicazione nel BURL delle linee guida e delle deliberazioni attuative della Giunta regionale. La previsione risponde all’esigenza di garantire certezza applicativa e uniformità procedurale, evitando che il nuovo quadro normativo operi in assenza dei necessari criteri tecnici e amministrativi. Parallelamente, la norma salvaguarda la continuità dei procedimenti già pendenti, che resteranno di competenza della Città metropolitana di Milano o delle Province territorialmente interessate.

CONCLUSIONI

In conclusione, emerge che il provvedimento rappresenta uno dei primi tentativi in Italia di disciplinare in modo organico un settore destinato a crescere rapidamente nei prossimi anni. La Lombardia sceglie di non limitarsi a subire la trasformazione digitale, ma di governarla attraverso strumenti di pianificazione, sostenibilità e coordinamento istituzionale, proponendosi come modello di riferimento per lo sviluppo delle infrastrutture digitali nel contesto nazionale.

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